Senza alcuna comunicazione ufficiale, Apple ha operato nel corso della giornata di oggi un piccolo aggiornamento hardware della linea di portatili MacBook Pro, inserendo processori leggermente più performanti su tutti i modelli e harddisk di maggiore capienza su alcune delle proposte. Per un confronto con le configurazioni precedenti, rese disponibili lo scorso mese di febbraio, rimandiamo a questa notizia.
Il portatileMacBook Pro 13 di fascia entry level è ora provvisto di una CPU Intel Core i5 dual-core con frequenza operativa di 2,4GHz ed un hard disk da 500GB e 5400rpm. Sostituisce il modello equipaggiato con processore Core i5 da 2,3GHz e unità di storage da 320GB. Il prezzo resta il medesimo: 1149,00 Euro. Restando nei modelli da 13 polliciApple propone inoltre un nuovo portatile con processore dual-core Intel Core i7 a 2,8GHz e hard disk da 750GB, che va a prendere il posto del modello con processore Core i7 da 2,7GHz e hard disk da 500GB. Anche in questo caso invariato il prezzo che rimane di1449,00 Euro.
Per quanto riguarda i modelli da 15 pollici troviamo un modello con processore quad-coreIntel Core i7 da 2,2GHz (2,0GHz il modello precedente) e una scheda video AMD Radeon HD 6750M con 512MB di memoria GDDR5 che sostituisce la GPU AMD Radeon HD 6490M con 256MB di memoria GDDR5 presente nel modello precedente. Invariato il prezzo di 1749,00 Euro. Il modello da 15 pollici di fascia alta è ora equipaggiato con processore quad-core Intel Core i7 da 2,4GHz (2,2GHz la versione precedente), hard disk da 750GB e scheda video AMD Radeon HD 6770M con 1GB di memoria GDDR5, laddove il modello precedente prevedeva una soluzione AMD Radeon HD 6750M con il medesimo quantitativo di memoria. Il prezzo resta di 2149,00 Euro.
Anche per l’ammiraglia MacBook Pro da 17 pollici viene proposta la medesima configurazione del modello da 15 pollici di fascia alta: processore Intel Core i7 da 2,4GHz, hard disk da 750GB e GPU AMD Radeon HD 6770M con 1GB di memoria GDDR5. In questo caso il prezzo è di 2499,00 Euro.
L’aggiornamento hardware praticato da Apple dovrebbe consentire alla Mela di rimandare un aggiornamento più consistente, magari con qualche rinnovamento progettuale, per la primavera del prossimo anno, ovvero la finestra temporale prevista per l’arrivo sul mercato delle soluzioni di prossima generazione Intel Ivy Bridge.
È stata scoperta in queste ore una procedura che rende, chiunque sia in possesso di una Smart Cover per iPad 2, in grado di accedere alle informazioni contenute in qualsiasi iPad (con sistema operativo aggiornato ad iOS5) con screenlock protetto da password.
Il sito 9to5 Mac ha pubblicato in anteprima un video delle operazioni necessarie per procedere allo sblocco del dispositivo. Si tratta di una serie di azioni molto semplici che non richiedono l’intervento di alcun particolare strumento o software. È infatti sufficiente, una volta bloccato lo schermo del dispositivo, premere il tasto per l’accensione dello stesso e accedere alla schermata di sblocco.
A questo punto, tenendo premuto il tasto di accensione e spegnimento dell’unità comparirà la schermata con la slitta dello spegnimento. Chiudiamo la cover e riapriamola, premiamo “cancel” e avremo il dispositivo sbloccato esattamente al punto in cui era al momento in cui abbiamo spento il display.
Ripetiamo, il procedimento funziona solo nel caso in cui l’iPad sia stato aggiornato ad iOS 5, con la vecchia versione del software la procedura da risultato negativo.
La versione 4.0 del sistema operativo di Google equipaggerà indistintamente smartphone e tablet, convogliando in un unica soluzione l’esperienza d’uso delle due piattaforme hardware. Per questo motivo i cambiamenti più grandi interessano l’interfaccia utente che cambia completamente il proprio aspetto per adattarsi al meglio ai due differenti formati.
Per prima cosa scompaiono i tasti fisici integrati nella cornice del display anche dagli smartphone. I tasti funzione tipici dell’ultima versione di Android, vengono sostituiti dalla “system bar” collocata ai piedi delle diverse schermate e contenente tre tasti che rispondono alle funzioni di back, home e recent apps. Rimossi quindi i tasti funzione per l’apertura dei menu contestuali e per la ricerca e introdotto quello per la gestione delle applicazioni aperte di recente che permette il passaggio da una all’altra in maniera più veloce e intuitiva. Gli utenti potranno accedere al menu contestuale delle diverse applicazione attraverso l’Action Bar visualizzata nella parte alta dello schermo.
Come per le precedenti versioni di Android, la parte dell’interfaccia che più suscita interesse è quella realtiva alla homescreen e ai widget. Le diverse schermate che compongono la homescreen sono come sempre sfogliabili orizzontalmente e personalizzabili con una serie di widget che possono essere ridimensionati a piacimento dall’utente per dare loro più o meno importanza nella disposizione.
La lista delle applicazioni recenti attivabile tramite l’apposito tasto funzione riprende nell’aspetto quanto già visto su Honeycomb ma permette di chiudere le stesse applicazioni semplicemente trascinandole fuori dallo schermo. Grazie a questo nuovo sistema il multitasking diventa ancora più semplice e intuitivo e permette di chiudere le applicazioni senza dover per forza accedere ad esse.
È stata inoltre introdotta una sorta di “barra dei preferiti”, visualizzata nella parte bassa del display appena sopra la System Bar, nella quale l’utente può inserire le applicazioni o gli strumenti di maggiore interesse, in modo che siano immediatamente accessibili in qualsiasi homescreen ci si trovi.
Anche la creazione delle cartelle è stata rivista e funziona in maniera molto simile a quanto già visto su iOS in iPhone e iPad. Per creare una cartella è infatti sufficiente trascinare l’icona di una applicazione sopra a quella di un’altra per fare in modo che vengano visualizzate in un unica icona che sarà poi quella in cui potranno essere inserite tutte le applicazioni della stessa categoria.
Grazie ad Ice Cream Sandwich è ora possibile effettuare gli screenshot delle schermate. La funzionalità introdotta per la prima volta in questa versione del sistema operativo è stata per molto tempo una delle mancanze più grosse di Android e anche uno degli strumenti maggiormente richiesti dagli utenti. Per catturare una schermata sarà ora sufficiente premere contemporaneamente il tasto di accensione/spegnimento del terminale e quello per abbassare il volume.
Nuove funzionalità sono state introdotte anche per quanto riguarda la schermata di Lock Screen che permette ora di accedere direttamente alla fotocamera, alla finestra delle notifiche o, ad esempio, nel caso in cui si stia ascoltando della musica di operare sui brani in riproduzione.
Aggiunto anche un nuovo metodo di sblocco dello schermo tramite riconoscimento del volto; una volta registrati i propri tratti, tramite la fotocamera frontale il sistema riconosce il visto dell’utente e sblocca lo schermo in automatico.
Aggiornati anche Gmail e il browser che ora sincronizza le pagine continuamente in automatico ed è in grado di gestire fino a 16 tab aperte nello stesso momento ed eventualmente di salvare la pagina per poi leggerla in un secondo momento anche offline. Per quanto riguarda il servizio di posta elettronica di Google, invece, sarà ora possibile visualizzare le mail ricevute negli ultimi trenta giorni in modalità offline.
Per quanto riguarda la fotocamera sono stati introdotti dei filtri preimpostati che possono essere applicati anche in fase di scatto, in modo da visualizzare in tempo reale l’effetto ottenibile. Una volta scattata la foto il sistema salverà poi due immagini: quella con l’effetto applicato e quella originale. Come in Windows Phone 7 è stata aggiunta anche una funzione che permette di scattare foto panoramiche in modalità assistita.
Sempre parlando del comparto fotografico, questa volta in modalità videocamera, troviamo poi la possibilità di catturare snapshots durante la ripresa video, zoomare le immagini in ripresa e catturare video in modalità time lapse.
Altra importante novità riguarda un supporto più ampio alla tecnologia NFC che permetterà ora tramite la funzione Android Beam di scambiare immagini, indirizzi web, applicazionie e video YouTube semplicemente picchiettando tra loro due terminali dotati di tecnologia NFC.
La nuova versione del sistema operativo supporterà inoltre il WiFi Direct; funzione che permetterà agli utenti di connettere il proprio dispositivo ad altri prodotti compatibili con questa tecnologia senza bisogno di una connessione internet. Sarà così ad esempio possibile connettere il nostro terminale a una stampante per stampare foto o documenti senza bisogno di passare da un pc oppure riprodurre audio o video su un’altro dispositivo senza dover collegare tra loro i prodotti con cavi vari.
Anche il menu delle impostazioni ha visto l’introduzione di alcune nuove voci tra cui una pagina dedicata agli sviluppatori e una voce che offre la possibilità di monitorare il traffico dati “consumato” e di imporre eventualmente un limite allo stesso. Strumento moltosemplice ma di indubbia utilità. Coloro i quali per contratto hanno un limite di traffico giornaliero potranno infatti impostare il blocco della navigazione su rete mobile al raggiungimento del limite massimo giornaliero o mensile consentito dall’operatore.
Ultimo ma non per importanza il sistema di input, migliorato sia negli algoritmi della tastierache nelle modalità di correzione automatica. Per correggere le parole errate Android 4.0 introduce un sistema di sottolineatura delle stesse che notifica l’errore e suggerisce la parola corretta. Gli utenti potranno quindi cancellare la parola errata, aggiungerla al dizionario o rimpiazzare la stessa con la parola corretta scegliendola tra una serie di opzioni proposte in automatico, il tutto con un solo tocco (un po’ come avviene con la tastiera di Windows Phone 7).
Il primo terminale ad avere già installato Ice Cream Sandwich sarà il Samsung Galaxy Nexsus che uscirà nella seconda metà di novembre.
Microsoft Research ha presentato un’interessante preview della tecnologia OmniTouch che permette di utilizzare qualsiasi superficie per il controllo di un’interfaccia grafica. OmniTouch ha un principio di funzionamento elementare: l’interfaccia grafica viene visualizzata su una superficie attraverso un piccolo proiettore mentre per il rilevamento delle gesture viene utilizzata una telecamera.
Viene garantito il rilevamento in 3D delle dita, la funzionalità di click e l’utilizzo di gesture multitouch. Nel prototipo mostrato da Microsoft proiettore e telecamera erano posizionati sulla spalla dell’utilizzatore e la superficie utilizzata per la proiezione delle immagini poteva essere cambiata a piacimento: un libro, un muro o anche un braccio.
OmniTouch ha chiare somiglianze con alcuni elementi propri di Kinect e stando ad alcune fonti online lo sviluppo sarebbe curato da un team che già in passato ha lavorato alle tecnologie di rilevamento oggi utilizzabile con Xbox. OmniTouch è al momento un progetto in fase di sviluppo, circolano alcune immagini relative a prototipi e non è certo il caso di esprimere giudizi relativi all’usabilità della periferica. A nostro avviso è interessante valutare il progetto con le possibili evoluzioni che esso potrà avere in abbinamento a GUI adatte e a hardware miniaturizzato.
Un gruppo di ricercatori guidati da Jonas Pfeil ha ideato un’interessante fotocamera per riprese panoramiche, la ‘Throwable Panoramic Ball Camera‘. Il concetto è semplicissimo, ma davvero innovativo: in pratica si tratta di una sfera in cui sono incastonati 36 moduli fotocamera da cellulare in grado di riprendere immagini a 2 megapixel l’uno.
La sfera è pensata per essere lanciata in aria e scattare automaticamente un’immagine a 360° nel momento in cui si trova alla massima quota (e quindi quasi perfettamente ferma). Le fotografie riprese vengono poi combinate in un’unica immagine navigabile attraverso l’apposito software a 360°. La sfera è ricoperta da uno strato spugnoso per minimizzare gli effetti negativi degli urti, nel caso in cui il fotografo fallisse nell’afferrare la palla in fase di caduta. Un video dimostra le potenzialità di questo particolare oggetto.
Al momento la qualità non è perfetta, soprattutto dal punto di vista della sovrapposizione degli scatti e della loro fusione: sono molto evidenti bruschi passaggi tra le foto scattate con esposizione differente. Migliorando questo aspetto e rendendo il risultato finale più omogeneo l’idea può essere la base per un interessante apparecchio.
Riporto con molto piacere un articolo di Francesco Rigatelli de “La Stampa” su una lettera inviata al Ministro Brambilla che accusa i siti di recensioni delle strutture ricettive di essere “poco obiettivi” sia perché in mano ai grandi gruppi americani (vedasi Expedia-Tripadvisor) sia per quanto riguarda i recensori anonimi. Leggendo l’articolo (riportato sotto) si percepiscono molto bene due cose:
1) Quanto in Italia siamo “piccoli”, abbiamo paura di recensioni negative e di quanto siamo in “balìa” dei grandi gruppi, ma qui, purtroppo l’errore è solo nostro.
2 )il sistema delle recensioni: c’è chi vuole una libertà di pensiero, chi vuole nome e cognome di chi recensisce, chi vuole qualche dato che comprovi almeno il passaggio nella struttura ricettiva di chi l’ha recensita.
In tutto questo, permettetemi una riflessione molto semplice: internet è il futuro: tutti ormai confrontano pareri e prezzi (volete vedere che costiamo troppo come destinazione turistica?…) ed è uno strumento utilizzato dai consumatori come reale peso per valutare le differenti opportunità. Dall’altra parte l’offerta turistica, se di qualità (ma a questo punto serve che il “sistema turistico” sia di qualità…), non dovrebbe avere così paura, anche perché il suo primo prodotto è il territorio, di cui ahimè nessuno parla. Ora leggetevi l’articolo e poi lasciatemi un commento.
FRANCESCO RIGATELLI
Questa battaglia tra siti di recensioni turistiche, portali di prenotazioni e federazioni di alberghi che si professano amanti di internet comincia con una lettera su carta intestata. Partita due giorni fa per il ministero del Turismo (Michela Brambilla) e quello delle Attività produttive (Paolo Romani). E scusate le parentesi, ma bisogna proprio fare nomi e cognomi in questa storia che comincia col nervosismo di Federalberghi per le recensioni online anonime «diffamanti» i loro «28 mila associati». Il presidente Bernabò Bocca ce l’ha in particolare col sito Tripadvisor e domanda alla politica (la lettera è stata inviata anche ai partiti impegnati nella discussione sulla legge sulla libertà di internet) di «imporre nelle norme sui blog anche il diritto di replica, l’obbligo del nome e cognome o se no la presa di responsabilità da parte del sito».
Questo in un momento in cui il peso di internet nei bilanci degli hotel aumenta sempre di più. Ma son cresciuti pure i costi di intermediazione. Compagnie come Expedia o Booking.com prendono una commissione del 30 per cento, mentre le vecchie agenzie si accontentavano del 10. Anche per questo Federalberghi vuole aprire un portale più economico per l’Italia. Ed è per i conflitti d’interesse che intravede tra questi colossi della prenotazione, per lo più statunitensi, e i siti di recensioni che si lamenta. L’occasione viene dal Tribunale di Parigi che nei giorni scorsi ha condannato proprio Expedia, Hotels.com e Tripadvisor a pagare una multa di 430 mila euro per pratiche sleali e ingannevoli. La sentenza, emanata su istanza dell’associazione francese di albergatori Synhorcat, colpisce però su punti vicini ma non uguali a quelli in questione in Italia: i siti davano per pieni gli alberghi senza accordi commerciali con loro per indirizzare i navigatori su strutture amiche e poi non era chiaro che i portali fossero partner tra loro o della stessa proprietà come Expedia e Tripadvisor.
Niente recensioni false insomma. E per altro Expedia dovrebbe vendere a novembre Tripadvisor chiudendo così ogni discussione. Lorenzo Brufani, del sito di recensioni, fa sapere che «la sentenza premia la nostra collaborazione per la libera concorrenza e testimonia lo sforzo per migliorarci. In particolare, abbiamo reso ancora più visibili i servizi di prenotazione online che garantiamo grazie al link chiaramente indicato sui nostri siti - ai domini dei nostri partner commerciali. Infine, per garantire la massima trasparenza ai nostri utenti, abbiamo lavorato in stretta collaborazione con gli inquirenti per modificare la terminologia e le espressioni utilizzate sul sito francese di Tripadvisor».
E quello italiano? Barbara Casillo, direttore di Confindustria alberghi («siamo 3000 in Italia, Federalberghi spara cifre di associati che se fossero vere, sommate con la nostra, darebbero più alberghi di quelli esistenti», tanto per chiarire com’è complessa l’hotellerie nostrana…) risponde che lei con Tripadvisor riesce a dialogare. «Tutti abbiamo problemi, diverso è il modo con cui li affrontiamo. L’anonimato delle recensioni ha dato vita a fenomeni patologici. Opera di guasconi o no, non lo possiamo sapere. Ci sono dubbi che certe scelte non siano casuali. Ma non va dimenticato che Tripadvisor vive della credibilità dei suoi contenuti per cui è difficile pensare che chi fa dispetti c’entri col sito».
Insomma, bisogna distinguere la questione dell’anonimato dei recensori da quella del conflitto d’interessi dei siti. Nonché la protesta frontale di Federalberghi (cioé Confcommercio) dalla mediazione in corso da parte di Confindustria alberghi. «Con Tripadvisor - spiega Casillo - stiamo condividendo problemi e obiettivi. Vedremo!». Chi pensasse agli hotel solo come pacifici posti di vacanza, insomma, ha sbagliato tutto.
Pro / Arrigo Cipriani “Ma chi offre la qualità non ha nulla da temere” Parla con uno che nella vita ha avuto solo recensioni negative». Non è la frase del proprietario di una topaia, ma di ristoranti in tutto il mondo nonché di alberghi inaugurati dai nipoti a Los Angeles. Insomma, Arrigo Cipriani, il figlio del Giuseppe inventore del Bellini, il padre del Giuseppe che spadroneggia in America, lui invece è sempre quello dell’Harry’s bar di Venezia. «I siti non li vedo neanche così evito di farmi il sangue cattivo». E non è che a 80 anni quasi compiuti sia uno che manchi di tecnologia. Risponde alle email sul cellulare con la stessa destrezza con cui dirige il ristorante. Questione di personalità. «Noi altri dobbiamo fare una divisione netta tra ciò che siamo noi, quello che abbiamo conoscenza di essere e gli altri. Tra gli altri ci sono le guide, i critici. Ma gli albergatori non devono avere paura di ciò che scrivono». I critici per Cipriani preferiscono le novità al mangiar bene. «Ma non è vera cultura. In cucina non s’inventa niente, l’unica è fare meglio». La stessa crisi d’identità colpisce gli albergatori. «Abbiamo copiato il peggio degli americani. L’efficienza scambiata per robotica. Rispondono al telefono “Pronto Excelsior sono Lucia, in cosa posso esserle utile?”. Comincia così la finta personalizzazione. Invece bisogna riprendere un turismo che valorizzi le nostre caratteristiche uniche. Entrare in un hotel a Milano troppo spesso è come andare in un albergo a Hong Kong».
Contro / Bernabò Bocca “Ora vogliamo più regole contro i selvaggi del web” Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi e proprietario di Sina hotels, undici strutture tra cui Villa Matilde a Torino, il De la ville a Milano, il Bernini Bristol a Roma, non discute «il progresso dei tempi del social network». Però vorrebbe la possibilità «di capire se il recensore ha realmente soggiornato in albergo». Ma come? «Basterebbe scrivere oltre al parere, il giorno della permanenza, il numero della camera e magari nome e cognome. Tripadvisor ci ha detto che non è possibile. E almeno sul numero della camera e sulla data di soggiorno che forse vedranno. Ma non basta. Né mi accontento del calcolo della probabilità secondo cui per un tot di pareri fasulli, la maggior parte è vera». Per Bocca questo fenomeno è da frenare subito. «Ultimamente vedo clienti che usano questi siti come un ricatto. E poi c’è un altro punto». Prego. «Oggi il principale portale di prenotazioni al mondo, Expedia, è proprietario di Tripadvisor. Allora se le cose son fatte seriamente va bene tutto, se no col totale anonimato non mi convincono». Lei si scontra col selvaggio web. «Io propongo il web responsabile dove tutti si chiamano per nome». Mai avuto recensioni negative? «No, ma i miei associati di Veneto, Alto Adige e Romagna sollevano il problema. Io si figuri guardo sempre le recensioni quando viaggio». Ne fa anche? «No». Ma si firmerebbe? «Sa, essendo il presidente di Federalberghi…».
In occasione del MAX2011 Adobe ha presentato la funzionalità anti-sfocato, che potrebbe apparire nella futura versione di Photoshop. Il video della dimostrazione, registrato in occasione dell’evento, a seguire:
Secondo le poche informazioni al momento disponibili, un algoritmo è in grado di riconoscere il movimento della fotocamera che ha causato lo sfocato e il mosso. In seguito all’analisi dell’immagine la funzione permetterà di andare a risolvere il problema, riportando la fotografia ad uno stato di nitidezza.
Il processo di rimozione dello sfocato risulta utile anche nel caso di foto che contengano testo, rendendo più facile riconoscere e leggere le parole. Al momento non ci sono informazioni precise circa il rilascio di tale tecnologia, che dovrebbe però trovare spazio in future versioni di Photoshop.
Sarà “Precise Pangolin” - Pangolino Pignolo - il nome in codice di Ubuntu Linux 12.04, la prossima Long Term Support il cui rilascio è atteso per l’aprile del prossimo anno. Il nuovo nome in codice è stato reso noto da Mark Shuttleworth sulle pagine del proprio blog.
Il nome può far sorridere ma risponde a un preciso schema ed ha un significato che lo stesso spiega in modo dettagliato. Nella community di Ubuntu c’è l’abitudine consolidata di chiamare ogni nuova distribuzione utilizzando il nome di un animale la cui lettera iniziale è successiva a quella utilizzata nella release precedente.
Nel caso della 12.04 la lettera da utilizzare è la P e Shuttleworth vedendo un pangolino nel Kalahari ha preso la decisione; un’altra abitudine di Ubuntu prevede di associare al nome di un animale un aggettivo e nel caso specifico è stato scelto Precise (pignolo, preciso o meticoloso), caratteristica propria di questa sorta di formichiere del deserto.
Iniziamo quindi a famigliarizzare con il pangolino curioso che ci terrà compagnia almeno fino al 2015, anno nel quale terminerà il supporto per le versioni desktop. Come previsto per le release LTS di Ubuntu le versioni server avranno ulteriori 2 anni di supporto, ma per il momento l’appuntamento con il pangolino curioso è per il prossimo aprile.
Il fenomeno del MicroStock è una delle rivoluzioni più importanti che il passaggio al digitale ha portato nel mondo della fotografia. Sebbene non sotto gli occhi di tutti, è in corso un cambiamento epocale per quello che riguarda la professione di fotografo. Una volta i due grandi mondi della fotografia d’archivio e della fotografia su commissione avevano ambiti di utilizzo ben diverso, al giorno d’oggi anche settori come reportage e pubblicità fanno un utilizzo sempre più massiccio della fotografia stock in particolare del microstock.
È bene inquadrare quello di cui stiamo parlando: fino a pochi anni fa chiunque avesse bisogno di una immagine a scopo commerciale (editoria, advertising, progetti grafici) aveva di fronte a sé due strade: rivolgersi a un’agenzia dotata di un ampio archivio fotografico o commissionare (in modo diretto o sempre tramite agenzia) gli scatti voluti a un fotografo.
Oggi invece l’azione che viene più spesso fatta è quella di aprire il proprio browser, effettuare una ricerca, con i motori come Google o Bing o direttamente sui siti di MicroStock, e, una volta trovata l’immagine desiderata, scaricare il contenuto pagando il dovuto utilizzandola poi in modalità royalty free per gli usi desiderati e consentiti. Alcune limitazioni si applicano invece alle immagini per il solo utilizzo editoriale.
Si tratta di un processo molto più semplice, che ha reso il mondo della fotografia commerciale più accessibile da entrambi i lati: da quello di chi compra e da quello di chi vende. Più accessibile anche per quanto riguarda i costi: il microstock ha abbassato molto il prezzo di accesso alle immagini, provocando non pochi malumori nel mondo dei fotografi professionisti, che si sono visti erodere i margini e si sono trovati a fronteggiare una concorrenza molto più ampia.
iStockPhoto nasce nel 2000 dall’idea di Bruce Livingstone: a quel tempo era alla ricerca di un modo per mettere a frutto il suo ampio archivio fotografico e la crescita esponenziale dei nuovi media lo spinse a provare qualcosa di innovativo. Il sito iStockPhoto racconta così la sua nascita:
“Nel 2000, Bruce Livingstone stava per darsi al mercato tradizionale delle foto d’archivio, ma aveva problemi a farsi pubblicità in un modo pieno di concorrenti. Aveva scatole di CD piene di migliaia di immagini pronte per la spedizione. All’ultimo momento, fu colto dalla folgorazione che il vecchio modo di distribuire immagini non funzionava più. Probabilmente non aveva voglia di mettersi ad attaccare tutti quei francobolli. Qualunque fosse il motivo, mise le immagini disponibili online gratuitamente, onde verificare la reazione del pubblico. Chiamò il sito iStockphoto. I designer web andarono letteralmente di matto e scaricano quante più immagini possibili. Alcuni di essi possedevano delle fotocamere digitali e iniziarono a caricare immagini proprie. Quando le bollette mensili sull’ampiezza di banda arrivarono a $10.000, Bruce investigò nella crescente comunità iStock per sapere se le persone sarebbero state disposte a pagare per le immagini.”
Dal 2002 il modello di business diventò il pagamento per il download della singola foto con pieni diritti di utilizzo e la piattaforma cominciò ad avere un successo crescente sia dal punto di vista del numero di acquirenti sia da quello dei contributori. In molti hanno accolto non troppo bene questa novità, che ha certamente rivoluzionato il mondo della fotografia commerciale, abbassando i costi di accesso alle foto e di conseguenza i guadagni per fotografi per il singolo pezzo.
In molti vedono invece nel microstock una via molto importante per accedere alla vendita di immagini, una via che ha aperto la possibilità di guadagnare con le foto anche a chi prima era escluso dal sistema. Il microstock sicuramente ha aperto nuove possibilità e ha messo in difficoltà chi queste possibilità non è riuscito a coglierle: si tratta di un’evoluzione ormai inarrestabile, di cui ha poco senso ormai lamentarsi. L’esperienza di molti fotografi professionisti dice che, anche puntando sulla quantità di scatti e vendite, è possibile arrivare ad importanti giri d’affari. I dati rilasciati da iStockPhoto parlano di 1,9 milioni di dollari di royalty distribuiti ogni settimana ai contributors, con una foto scaricata ogni secondo delle 24 ore di un giorno.
La prima sottomissione di foto è preceduta da un questionario, una sorta di piccolo esame che ogni contributor deve essere in grado di passare, per dimostrare da un lato di aver letto integralmente e compreso al meglio il regolamento e le esigenze del sistema. Superato il questionario l’altro scoglio è rappresentato dal giudizio sulle proprie foto dall’alto, allo scopo di poter soddisfare il livello minimo di qualità richiesto da iStockPhoto. Si tratta di un esame non definitivo, in caso di rigetto delle prime foto è possibile riprovare, magari seguendo i consigli delle varie guide proposte dal sito e dalla sua community.
Dopo la prima approvazione si accede al livello di contriibutore, ma ogni foto caricata viene sempre sottoposta al vaglio umano di iStockPhoto, sempre per la ragione di garantire un livello minimo di qualità alle immagini. Fondamentali restano le regole che riguardano gli aspetti legali: ogni immagine che contenga una persona riconoscibile deve essere accompagnata dalla liberatoria: non si tratta solo del viso, anche un vistoso (e dunque riconoscibile) tatuaggio è considerato un mezzo di possibile identificazione. Discorso simile anche per quanto riguarda i luoghi dove sono stati effettuati gli scatti o i monumenti che questi ritraggono: in casi di particolari restrizioni il fotografo deve aver ricevuto l’autorizzazione a scattare e a fare utilizzo commerciale delle fotografie.
iStock accetta solo file RGB JPG: TIF, PNG e PSD non sono ammessi, anche se seguendo le richieste di acquirenti e contributori in un futuro breve dovrebbero fare il loro ingresso nel paniere anche i PNG con trasparenza, per rendere più semplice l’inserimento delle immagini nei progetti grafici. Anche le immagini CMYK non sono accettate. iStock accetta file di 1600x1200 pixel o superiori. I file inferiori a 1600 x 1200 pixel vengono rifiutati. iStock offre diversi formati di ogni immagine presente sul sito e il prezzo dei file si basa in parte sulle dimensioni delle immagini; di conseguenza, l’interesse dei fotografi è quella di fornire un’immagine dalle dimensioni pixel il più elevate possibile, ma non sono ammesse procedure di upscaling, sempre per ragioni di qualità. iStockPhoto inoltre fa da piattaforma di vendita per contenuti video, illustrazioni, file audio.
Quanto si può guadagnare
Come dicevamo il volume d’affari generato da iStock è davvero elevato e settimanalmente sono 1,9 i milioni di dollari che vengono distribuiti ai contributors: visto il basso costo di acquisto dei contenuti, questa cifra rende evidente quanto grande sia il numero di download su base settimanale. Sempre considerato il mediamente basso prezzo di vendita dei contenuti è chiaro come i guadagni siano conseguenza degli ampi volumi: per i contributor è quindi necessario puntare sulla quantità. Quantità intesa in due modi: o la quantità di download di un singolo contenuto, che deve quindi spiccare tra la folla e piazzarsi in modo stabile in cima alle ricerche, oppure la quantità di contenuti del proprio portafoglio, magari ognuno capace di portare un numero relativo di download.
Vendendo su un sistema basato su un motore di ricerca il successo di un contenuto non può prescindere dalla conoscenza degli algoritmi che collegano domanda e offerta. In un sito come iStockphoto l’utilizzo delle keyword è fondamentale: sbagliare questo delicato passaggio può voler dire relegare un’ottima immagine nel dimenticatoio. Inoltre spesso una delle sorgenti di traffico di iStock sono i motori di ricerca come Google, che propongono i contenuti a pagamento a chi è in cerca di immagini sul web: in questo caso è il titolo dell’immagine a ricoprire un riolo fondamentale ed esso deve contentere le giuste parole chiave per scalare le prime posizioni dei motori.
Non basta quindi saper scattare ottime immagini, è fondamentale anche sapersi porre al meglio sul mercato: d’altra parte questo era perfettamente vero anche ai tempi in cui esistevano solo free lance e agenzie, è solo cambiato il modo giusto di sapersi presentare e posizionare e si è allargato a dismisura il numero dei ‘concorrenti’. Il sistema poi premia i contenuti più scaricati facendogli scalare le classifiche, quindi un buon posizionamento non può comunque prescindere dalla qualità del contenuto. Sembrerebbe un cane che si morde la coda, ma in sintesi i due pilastri che non possono mancare a un contenuto sono la qualità e il buon posizionamento.
iStock paga in dollari USA. In qualsiasi momento i crediti possono essere convertiti in dollari in rapporto 1:1. Quando il saldo del conto raggiunge i 100 USD, è possibile inviare una richiesta di pagamento, che verrà eseguita in uno dei tre modi seguenti: Assegno, PayPal/Moneybookers, Deposito diretto o carta prepagata iStockphoto MasterCard Payoneer.
Nelle scorse settimane si è tenuta a Milano la prima edizione italiana di iStockalypse, manifestazione che in più giorni raccoglie buyer e contributors per workshop, incontri, sessioni di scatto con modelli e modelle in location appositamente selezionate e allestite. iStockalypse nasce nel 2005 come manifestazione ufficiale di iStockphoto, appunto per creare un punto di incontro tra artisti, creativi e fotografi a livello internazionale e come luogo di discussione su mondo del microstock.
La tappa italiana ci ha permesso fare quattro chiacchiere con Nicola Ghezzi, country manager di iStockphoto per l’Italia, e di seguire un paio di panel di discussione. In particolare i workshop si sono concentrati da un lato a presentare le esigenze di alcuni importanti compratori italiani, che utilizzano iStock per reperire immagini royalty free da utilizzare nei propri progetti, dall’altro a presentare casi di contributor di successo, che hanno fatto del microstock la o una delle fonti principali di reddito.
Nel primo caso conoscere le esigenze di chi compra le immagini è fondamentale per i venditori per poter calibrare i contenuti da proporre, in modo da massimizzare le possibilità di download. In particolare durante il workshop dedicato hanno preso la parola due agenzie che si occupano di progetti grafici, il responsabile del design dei progetti web di Mediaset e il portavoce di un’azienda che ha utilizzato iStock come contenitore per trovare immagini d’impatto per mostrare le potenzialità di un software di elaborazione fotografica.
Nei primi due casi le immagini scelte tra quelle di iStockphoto rappresentano la base di partenza per combinazioni grafiche: se una volta per un logo, un manifesto, una brochure si pensava uno scatto e lo si commissionava al fotografo, ora si va invece in cerca di elementi di base da combinare a piacimento. per questo uno dei requisiti fondamentali è che l’elemento principale della foto sia facile da manipolare (ad esempio ritagliare).
In questo campo sono quindi molto utilizzati gli oggetti singoli chiaramente distinti dallo sfondo. Gli oggetti devono essere realistici e passa in secondo piano la creatività totale dello scatto: quello che conta è un punto di vista originale accompagnato dalla facilità di manipolazione. Fondamentale è il buon posizionamento del contenuto: bisogna provare a mettersi nella testa dei designer e capire come e cosa potrebbero ricercare per i propri progetti e proporre contenuti che si avvicinino al massimo alla loro esigenze.
Spesso è buona cosa proporre variazioni sul tema, in modo da proporre all’utilizzatore alternative da sottoporre all’attenzione dei clienti: ad esempio gli stessi modelli con diverse espressioni, differenti pose e vestiti. Inoltre le foto non devono essere esagerate dal punto di vista dei principali parametri (contrasto, saturazione, nitidezza): la foto deve essere un buon punto di partenza da cui il grafico deve essere libero di scegliere la direzione in cui muoversi. In particolare gli esperti consigliano di non applicare filtri per aumentare la nitidezza, in quanto questo è un parametro intrinsecamente legato all’utilizzo finale dell’immagine, ad esempio le dimensioni e la risoluzione di stampa.
Consigli per creare delle immagini best seller: la localizzazione
Un altro elemento molto richiesto da chi acquista immagini è la localizzazione dei contenuti: sembra una tematica di poco conto, invece risulta fondamentale. I buyer lamentano la scarsezza di contenuti di chiara matrice italiana. Alcuni esempi spiegano meglio la situazione. Un volantino in cui deve apparire una mamma rischia di risultare all’occhio del pubblico italiano se il soggetto ha tratti troppo lontani dalla media italiana: la perfetta mamma bionda americana non è una testimonial credibile per le merendine per i bimbi italiani.
Discorso simile anche per gli oggetti della vita di tutti i giorni. Un progetto grafico che utilizzi per il nostro Paese una presa di corrente americana rischia di essere artificioso e poco immediatamente comprensibile, vanificando magari solo per un particolare una buona idea. I compratori chiedono cartelli, strade, prese di corrente chiaramente riconoscibili come italiani, in modo da creare istantaneamente familiarità nell’osservatore, uno dei fondamenti dell’advertising. Una strada a 5 corsie per senso di marcia è qualcosa di non certo comune per il pubblico italiano.
Inoltre servono gli oggetti della vita quotidiana, spesso fondamentali per i progetti grafici, ad esempio la testata di un blog che parla di cucina, di fitness o di traffico. Un altro consiglio è anche quello di anticipare gli eventi: spesso chi si occupa di grafica deve preparare con largo anticipo testare, bottoni, progetti e non può attendere l’inizio di una certa manifestazione per trovare immagini. Un esempio: il 2015 con l’Expo a Milano farà lievitare con largo anticipo la richiesta di immagini relative al capoluogo lombardo.
Consigli per creare delle immagini best seller: la credibilità
La credibilità delle immagini è un concetto ribadito anche da alcuni contributor di successo: oltre alla localizzazione ci sono altri elementi che rendono un’immagine credibile o meno. Nell’ambito sportivo uno di questi è la conformità con le regole del gioco: una foto in cui appare un movimento o un’azione non in linea con i regolamenti viene scartata a priori.
Le immagini devono essere al passo coi tempi: il vestiario delle persone, le acconciature i tagli di capelli, gli accessori devono essere up-to-date per essere utilizzabili e credibili. In questo caso la difficoltà è far passare il concetto di modernità senza far apparire nessun marchio, che violerebbe le regole di cui abbiamo parlato nella pagina dedicata a diritte e copyright.
Un consiglio da parte di chi ha fatto del microstock una professione è quello di non lesinare in campo qualitativo. Non si parla solo di attrezzatura, ma anche di allestimento: make-up e pettinature non possono essere affidate al caso. Similmente se si vuole far passare un concetto, un’emozione, è bene affidarsi a modelli professionisti, magari ad attori.
In conclusione un piccolo ma utile consiglio: dopo aver curato la qualità dell’immagine, il suo posizionamento, la sua attualità e necessario tenere in considerazione anche il metodo con cui vengono sfogliate e selezionate le foto: chi ricerca immagini si trova di fronte a una serie di miniature da 100 pixel o poco più e in questa fase l’immagine deve essere in grado di catturare lo sguardo dell’osservatore. Una foto perfetta a tutto schermo, ma poco comprensibile a livello di miniatura potrebbe ricevere troppo poca attenzione.
Nei giorni scorsi si è tenuta la conferenza MAX 2011: l’evento è stato il palcoscenico scelto da Adobe per presentare al pubblico una serie di novità. Adobe ha annunciato Adobe Creative Cloud, un progetto pensato per il mondo dei tablet e dei terminali in mobilità. In particolare Adobe Creative Cloud è pensata come il punto di approdo per visualizzare, condividere e sincronizzare i file realizzati attraverso le applicazioni Adobe Touch Apps e Adobe Creative Suite, grazie ai 20 GB di spazio storage su cloud inclusi.
Proprio le Adobe Touch Apps sono le novità più interessanti presentate a questo giro di boa: si tratta di 6 applicazioni studiate per l’uso su dispositivi touchscreen. Adobe Photoshop Touch è quella che ha riscosso più interesse: si tratta della versione per tablet del noto programma di elaborazione fotografica e fotoritocco. In particolare è stata prestata attenzione (come già accaduto nella versione per smartphone) a rendere facile e intuitivo il processo di selezione delle aree da modificare. La piattaforma Adobe Cloud permette poi di passare in modo semplice all’elaborazione delle immagini anche su PC con la versione classica di Photoshop.
Adobe Collage è una lavagna virtuale dove abbinare immagini, testi e disegni, mentre Adobe Debut è pensata per utilizzare per presentazioni su tablet in una versione compatibile i file di Adobe Creative Suite. Adobe Ideas è uno strumento per il disegno vettoriale, mentre Adobe Proto permette di sviluppare su tablet prototipi e modelli vettoriali interattivi per siti web e App. Chiude il quadro Adobe Kuler, per generare in modo semplice temi colore. Le novità saranno disponibili a partire dal mese di novembre.
Dalle foto che “girano” in rete pare che il pacchetto di software sia stato preparato prima per tablet android rispetto ad ipad. Nei prossimi giorni vedremo cosa succederà!